Videoconferenza su Zoom

Giovedì 10 marzo  2022, ore 18.30
A cura della dott.ssa Valeria Gerli

Può forse stupire scoprire che la colossale statua chiamata “Ercole Farnese”, uno dei simboli del museo archeologico di Napoli insieme alle pitture e ai mosaici pompeiani, non abbia nessun legame con il territorio né di Napoli, né della Campania. Si trovava anticamente a Roma, collocata nelle grandiose Terme dell’imperatore Caracalla, e dai cui ruderi fu estratta nel XVI secolo ed esposta nel michelangiolesco palazzo romano dei Farnese. E alla collezione romana del cardinal Alessandro Farnese (poi papa Paolo III) appartengono in origine la maggior parte delle monumentali statue marmoree del museo napoletano, così come le preziosissime gemme custodite nella “sala-tesoro”.
Una appassionante vicenda collezionistica che si intreccia con la grande storia e le famiglie protagoniste. E’ nella Roma del pieno Rinascimento, nella Roma di Michelangelo, che papa Paolo III e i cardinali nipoti, dotti amanti delle antichità e in cerca di prestigio, costituiscono le collezioni di famiglia nel loro palazzo-reggia (attuale Accademia di Francia), recuperando marmi da ogni parte di Roma, “saccheggiando” le Terme di Caracalla e il Palazzo Imperiale sul Palatino, ma anche attraverso l’acquisto di collezioni altrui sul mercato antiquario, tra cui quella straordinaria delle gemme antiche di Lorenzo il Magnifico.
Nei secoli successivi, mutano lo scenario politico e le ambizioni della famiglia: nel 1714 Elisabetta Farnese sposa il re di Spagna Filippo V di Borbone, nel 1734 il figlio Carlo conquista Napoli e ne diventa re. Le collezioni di famiglia seguono i sovrani borbonici, a dare lustro alla nuova capitale. Ed è per questo che a Napoli (e non a Roma, dove furono realizzati dagli antichi artigiani) noi oggi ammiriamo i capolavori della collezione Farnese: dall’Ercole in riposo al gruppo tragico di Dirce condannata al supplizio, dai ritratti imperiali alle immagini ideali di divinità ed eroi greci, perfetti nelle loro proporzioni. E poi le gemme incise e i cammei intagliati, nei quali lusso e perizia artigiana si fondono a creare oggetti d’arte unici.

È necessario confermare la propria adesione, pagando la quota di partecipazione, entro il 4 marzo
Quota di partecipazione: 15,00€

La videoconferenza si svolge sulla piattaforma Zoom. La segreteria è a disposizione per effettuare prove di utilizzo della piattaforma.

RICORDIAMO che tutte le iniziative sono riservate ai Soci con tessera in corso di validità e ai Volontari in servizio del Museo Bagatti Valsecchi. Per partecipare come NON SOCIO è necessario inviare una mail di richiesta a amici@museobagattivalsecchi.org.

Per informazioni:
342 323 1016
amici@museobagattivalsecchi.org

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