I due arazzi fiamminghi del Museo Bagatti Valsecchi, Mercurio e i suoi figli e Il Sole e i suoi figli, potrebbero costituire, benché ciò risulti difficile da dimostrare, la porzione superstite dell’antica serie appartenente a Filippo II, ora data per dispersa. Il disegno degli arazzi riprende temi dell’antica iconografia astrologica dei segni zodiacali e sviluppa il tema dei pianeti e dei suoi “figli” – ovvero gli umani – inclini a determinati umori e comportamenti in virtù dell’influenza del pianeta nel cui segno sono nati. Divulgati prima da incisioni borgognone databili tra il 1460 e il 1470, quindi dalla mirabile serie di incisioni di Georg Pencz di Norimberga del 1513, si inseriscono proprio nel solco di tale fortunato filone iconografico. Sembrano formare inoltre la più antica serie fiamminga superstite a questo tema, in leggero anticipo rispetto ad una serie brussellese (conservata a Monaco). Il Mercurio è stato oggetto di un restauro grazie al contributo della Regione Lombardia. A Mercurio, connotato dai simboli dei segni zodiacali sottoposti alla sua influenza–i Gemelli e la Vergine–vengono attribuiti umori freddi e umidi, che provocano influssi simili a quelli indotti da Saturno, spesso associato al genio creativo, e che rendono inclini alla melanconia e a temperamenti speculativi e studiosi i suoi “figli”: scienziati, matematici e dottori rappresentati nell’arazzo del Museo. Presumibilmente acquistati intorno agli anni ottanta del XIX secolo dai fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi per la loro abitazione milanese in quanto segni tradizionali di ricchezza e di nobiltà, ambedue gli arazzi sono esposti al primo piano a fianco dello scalone di ingresso, nel rispetto della loro collocazione originale.

Secondo la scheda di restauro, l’arazzo di 336×468 cm (escluse le cimose di restauro) è stato tessuto con un ordito di lana non tinta e una trama di lana a più colori e seta, naturale e sbiancata. Le cimose originarie erano di lana blu. Le aree in luce nei panneggi delle vesti, le broccature dei tessuti, alcuni elementi accessori dell’abbigliamento, la spada della figura sull’estrema destra sono stati completati da un ricamo con fili d’argento e d’oro, collocati parallelamente ai fili d’ordito e fissati a punto posato. Il ricamo a completamento della tessitura non è infrequente negli arazzi ma è singolare l’applicazione della tecnica del punto posato (è il primo esemplare di cui si sia venuto a conoscenza nei venticinque anni di attività del centro di restauro in questione). Di non facile interpretazione è la situazione del ricamo nella figura in primo piano sulla destra: nelle maniche della tunica e nella fascia annodata in vita tale ricamo, per materiali e per tecnica, è simile a quello consueto, mentre nel pallio il filo d’argento è più spesso e risulta non solo perfettamente conservato ma anche fissato con un cucito meno raffinato, ben visibile dal rovescio. Oltre a ciò il tessuto sottostante non è di seta ma di lana di colore leggermente diverso e realizzato tenendo conto che poi sarebbe intervenuto il ricamo. Nei tempi lunghi della tessitura di un arazzo non è escluso che una variazione sia intervenuta in corso d’opera per ragioni difficili da indovinare. Più difficile ipotizzare che si tratti di operazione di tipo antiquariale. Solo l’analisi dei filati potrà aggiungere qualche elemento di conoscenza.
Sul retro ci sono tracce di quattro bande d’armatura verticali più due orizzontali ai margini inferiore (25 cm ca.) e superiore (55 cm ca.), rimosse in passato; le fasce un tempo coperte dalle bande hanno colori più vivaci, segno evidente che anche il rovescio è sbiadito per esposizione all’aperto senza fodera. Era inoltre presente una fodera totale, di teli di lino (canapa?), di altezza pari a 70 cm, cuciti a macchina; la fodera era fissata all’arazzo da cuciture a punti “passanti”, verticali, equidistanti, con filo di cotone piuttosto spesso. L’arazzo, se si prescinde dalle cimose orizzontali che risultano asportate per intero (quelle verticali sono invece state tagliate irregolarmente a pochi cm dai margini), dallo staccamento e parziale perdita dei filati metallici del ricamo e dallo sporco di polvere fissata dalle componenti grasse volatili dell’atmosfera, si presenta sostanzialmente integro. Estremamente degradate risultano tuttavia le aree con trama di lana marrone scuro e quelle con trama di seta. In entrambi i casi le lacune sono state sanate in passato con ampie ritessiture, incongrue sia per il colore che per il disegno. L’arazzo del Sole è attualmente in restauro (luglio 2006).

Relazione tecnica del restauro (estratto)
Numerosi sono gli precedenti interventi di restauro o manutenzione di cui restano testimonianze di non sempre facile interpretazione. Il più recente intervento è stato effettuato con l’arazzo montato a parete ed è dovuto alla necessità di ovviare alla “spanciatura” creatasi in basso e dovuta al cedimento del tessuto favorito dalla precedente rimozione delle bande d’armatura. L’arazzo, dopo la rimozione della fodera, la spolveratura per aspirazione e i saggi di compatibilità, è stato sottoposto a lavaggio in soluzione detergente acquosa, contenente 1g/l di tensioattivo non ionico e 0,4 g/l di carbossimetilcellulosa di sodio. Il risciacquo è stato condotto con acqua deionizzata. L’operazione è stata effettuata mantenendo l’arazzo disteso su rete di acciaio inossidabile, protetto da uno strato di tulle di nylon e distribuendo il detergente mediante spugnatura, una volta da rovescio e due volte da dritto; nell’area più sporca la spugnatura è stata ripetuta e più insistita. Ogni lavaggio è stato seguito da risciacquo a pioggia. Ciascuna fase è stata accompagnata dal monitoraggio periodico del pH che si è portato da 4,5 del primo trattamento con sola acqua deionizzata a 5,8, stabile, a conclusione del risciacquo finale. L’asciugatura è avvenuta naturalmente, favorita dalla deumidificazione dell’ambiente e da una leggera ventilazione. Oltre che pulito, il tessuto si presentava molto meno rigido e la vasta area ingrigita è sostanzialmente sparita al punto che la leggibilità della composizione risultava ripristinata (sono ricomparsi i tocchi di rosa nelle guance delle figure). Piccole sezioni dove la rimozione della patina grigia non era stata soddisfacente sono state sottoposte a successivo trattamento locale con miscela 1:1 di acqua e alcool etilico. È stato deciso di procedere al consolidamento mediante supporto totale costituito da una tela di cotone/poliestere, scelta in funzione della sua estrema resistenza e durabilità, accompagnata da grande flessibilità e leggerezza. Al fine di evitare che si creino tensioni tra il tessuto antico e il supporto, questo è leggermente più ampio (il 5% in più). L’ancoraggio è effettuato a cucito. I filati metallici del ricamo staccati sono stati riposizionati e fissati con la tecnica originaria del punto posato; le sezioni dove il cucito originario risultava meno resistente sono state coperte da uno strato protettivo di tulle di nylon. A seguito del lavaggio il manufatto ha subito, come prevedibile, un modesto restringimento (pochi centimetri sia in verticale che in orizzontale). I galloni di restauro laterali sono stati pertanto smontati e riapplicati 2 cm più esterni; in tal modo diventano visibili in parte le cimose originarie.
I rifacimenti ottocenteschi non impegnano più del 1-2% della superficie e sono localizzati in modo da non provocare perdite sostanziali della composizione. Sono infatti collocati all’interno delle figure, quasi sempre costituiscono le sezioni chiare, in seta, dei panneggi e/o i profili di lana marrone scuro e solo in pochi casi hanno richiesto “interpretazioni” del disegno, peraltro di dimensioni quasi sempre modeste. Le conseguenze sono una resa talvolta più grossolana dei dettagli e dei profili e un’alterazione della lucentezza dei filati sia rispetto alla scelta originaria dei materiali, sia rispetto alle alterazioni da questi subiti successivamente. Il criterio generale adottato nei confronti dei restauri del passato è stato quello di lasciare in loco tutti gli interventi che non costituivano gravi interferenze e/o la cui rimozione avrebbe provocato un sensibile indebolimento del manufatto. Sono invece stati rimossi gli altri. Si è quindi proceduto ad una nuova ritessitura a trame distanziate, nel colore corretto, dopo aver inserito sotto le lacune supporti locali in colore. Nessun tipo di integrazione è stata effettuata ad eccezione delle ombreggiature nelle posizioni degli occhi delle due figure piccole a sinistra, realizzate al fine di ripristinare ad un livello accettabile lo sguardo. A questo approccio corrisponde una scelta del colore dei filati di cucito tale da garantirne una sostanziale invisibilità.

Per disporre della relazione tecnica del restauro in versione integrale, gli studiosi sono pregati di contattare la Direzione del Museo.

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